PUBBLICATO IL VISTO DI CONFORMITà 730/2017


Modello 730/2017: visto di conformità senza più segreti

                           

La campagna dichiarativa 2017 si arricchisce di un importante tassello: l’Agenzia delle Entrate ha infatti pubblicato la circolare 4 aprile 2017, n. 7/E nella quale ha analizzato le disposizioni riguardanti ritenute, oneri detraibili e deducibili e crediti di imposta, nell’ottica di fornire ai CAF e ai professionisti gli strumenti operativi per il rilascio del visto di conformità. Il documento di prassi è un vademecum condiviso destinato, da un lato, agli operatori dei CAF e ai professionisti abilitati ad apporre il visto sul 730, dall'altro agli uffici delle Entrate, impegnati sui controlli documentali. La circolare contiene, infatti, un elenco della documentazione che i contribuenti devono esibire al CAF o al professionista abilitato al fine dell’apposizione del visto di conformità: si tratta di un aspetto di estrema importanza, in quanto in sede di controllo documentale potranno essere richiesti soltanto i documenti indicati nella circolare, salvo il verificarsi di fattispecie non previste e fermo restando che non potranno essere richiesti documenti già in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

Il visto di conformità non ha più segreti.

Con la circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, l’Agenzia delle Entrate ha analizzato, rigo per rigo, la dichiarazione di quest’anno (modello 730/2017) con particolare riferimento alle spese detraibili, agli oneri deducibili e ai crediti d’imposta, al fine di fornire tutti gli elementi necessari per il rilascio del visto di conformità.

Si tratta di un vero e proprio compendio (il documento consta di ben 324 pagine), frutto del lavoro svolto da un tavolo tecnico istituito tra l’Agenzia delle Entrate e la Consulta Nazionale dei CAF, che segna un “salto di qualità” nel rapporto Fisco-contribuente nel solco del rispetto dei principi di collaborazione e buona fede.

La circolare, dal taglio molto operativo, richiama i documenti di prassi che sono ancora attuali e fornisce nuovi chiarimenti alla luce delle modifiche normative intervenute, rilevanti per la dichiarazioni dei redditi 2017 (periodo d’imposta 2016), dei quesiti posti dai contribuenti all’Agenzia delle Entrate in sede di interpello o dai CAF e dai professionisti abilitati per le questioni affrontate in sede di assistenza.

Contiene, inoltre, una elencazione della documentazione che i contribuenti devono esibire al CAF o al professionista abilitato al fine dell’apposizione del visto di conformità.

Ciò rappresenta un aspetto di estrema importanza, in quanto in sede di controllo documentale potranno essere richiesti soltanto i documenti indicati nella circolare, salvo il verificarsi di fattispecie non previste fermo restando che non potranno essere richiesti documenti già in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

Il documento di prassi è molto completo e tratta tutti i righi della dichiarazione di quest’anno, per cui non è possibile, in questa sede, dare un quadro esaustivo del suo contenuto.

Perciò, di seguito, ci si soffermerà solo sugli aspetti procedurali connessi al rilascio del visto di conformità, oggetto di chiarimento da parte dell’Agenzia, rimandando, a successivi approfondimenti, la trattazione di delle più ricorrenti detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta.

Rilascio del visto di conformità

Il soggetto responsabile dell’assistenza fiscale rilascia il visto di conformità dei dati esposti nelle dichiarazioni alla relativa documentazione.

In particolare, è previsto che i CAF o i professionisti abilitati devono verificare la conformità dei dati esposti nelle dichiarazioni modello 730 alle risultanze della documentazione esibita dai contribuenti.

Nella circolare n. 7/E l’Agenzia delle Entrate conferma che il rilascio del visto di conformità non implica il riscontro della correttezza degli elementi reddituali indicati dal contribuente (ad esempio, l’ammontare dei redditi fondiari).

Pertanto, il contribuente non è tenuto a esibire la documentazione relativa all’ammontare dei redditi fondiari indicati nella dichiarazione (ad esempio, certificati catastali di terreni e fabbricati posseduti, raccomandata all’inquilino in caso di opzione per la cedolare secca).

Va, comunque, effettuato il riscontro della correttezza degli elementi risultanti dalla certificazione delle ritenute. Infatti, l’ammontare dei redditi dichiarati nel modello 730 deve corrispondere a quello esposto nelle predette certificazioni.

A tale proposito, l’Agenzia, richiamando la precedente prassi (circolare 20/04/2005 n. 15, risposta 3), ha confermato che il modello di Certificazione Unica non può essere sostituito da nessuna altra documentazione (buste paga, autocertificazione, etc.). Pertanto, in assenza di tale modello, il contribuente è escluso dall’assistenza fiscale dei CAF e dei professionisti abilitati.

Responsabilità nel rilascio del visto di conformità

Con il decreto Semplificazioni fiscali del 2014 (D.Lgs. n. 175/2014), che ha introdotto la dichiarazione precompilata, il sistema della responsabilità sul visto di conformità è profondamente cambiato.

In via generale, infatti, è previsto che ai soggetti che rilasciano visto di conformità, ovvero asseverazione, infedele si applica la sanzione amministrativa da 258 a 2.582 euro.

Però - salvo il caso di presentazione di dichiarazione rettificativa - se il visto infedele è relativo al modello 730 (sia precompilato che tradizionale), CAF e intermediari abilitati sono tenuti nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore al pagamento di una somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente ai sensi dell’art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973, sempre che il visto infedele non sia stato indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

In pratica, per il modello 730, si limitano le cause di punibilità con applicazione dei menzionati effetti esclusivamente a quelle che conseguono il controllo effettuato ai sensi dell'art. 36-ter.

Su questo punto, l’Agenzia evidenzia che la responsabilità è conseguente al rilascio del visto di conformità infedele in relazione alla verifica:

- della corrispondenza dell’ammontare delle ritenute, anche a titolo di addizionali, con quello delle relative certificazioni esibite;

- delle detrazioni d’imposta spettanti in base alle risultanze dei dati della dichiarazione e ai documenti presentati dal contribuente;

- delle deduzioni dal reddito spettanti in base alle risultanze dei dati della dichiarazione e ai documenti presentati dal contribuente;

- dei crediti d’imposta spettanti in base ai dati risultanti dalla dichiarazione e ai documenti prodotti dal contribuente,

tutti elementi che, con dovizia di particolari, sono approfonditi nella stessa circolare.

Per quanto riguarda la documentazione esibita dal contribuente utile ai fini dei controlli diversi da quelli di cui all’art. 36-ter del D.P.R. n. 600/1973, rimane fermo che il CAF o il professionista abilitato è responsabile per la non corretta verifica:

- della corrispondenza dell’ammontare degli imponibili con quello delle relative certificazioni esibite (CU);

- dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d’imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi;

- delle detrazioni d’imposta non eccedenti i limiti previsti dalla legge e della corrispondenza con le risultanze dei dati della dichiarazione;

- delle deduzioni dal reddito non superiori ai limiti previsti dalla legge e della corrispondenza alle risultanze dei dati della dichiarazione;

- dei crediti d’imposta non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione;

- degli attestati degli acconti versati o trattenuti.

L’Agenzia, con riferimento a tale problematica, rimarca il fatto che occorre tener conto dell’esigenza di evitare che una spesa possa essere dedotta/detratta due volte, la prima come onere di cui ha tenuto conto il sostituto d’imposta, la seconda come onere da far valere in sede di dichiarazione dei redditi.

Pertanto, il contribuente, nelle ipotesi in cui intenda dedurre/detrarre in sede di dichiarazione dei redditi la medesima tipologia di onere già presente nella CU, deve annotare sul documento di spesa che la stessa è diversa da quella di cui ha tenuto conto il sostituto d’imposta. L’annotazione deve essere sottoscritta dal contribuente.

Sarà cura del soggetto che presta l’assistenza informarlo dei presupposti che legittimano la deduzione/detrazione (ciò è conforme con quanto a suo tempo affermato nella circolare 21 aprile 2009 n. 18).

Dichiarazione rettificativa

Il CAF e il professionista che riscontrano errori che hanno comportato l’apposizione di un visto infedele sulla dichiarazione, sempre che non sia stata già recapitata una comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, devono avvisare il contribuente al fine di procedere alla elaborazione e trasmissione all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione rettificativa.

Se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, il CAF e il professionista possono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati rettificati.

A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 7/E/2017 ha confermato che:

- sia nel caso di presentazione della dichiarazione rettificativa del contribuente che nel caso di comunicazione dei dati rettificati da parte del CAF o del professionista, la responsabilità di questi ultimi è limitata al pagamento dell’importo corrispondente alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente;

- si applica la riduzione della sanzione in base alle regole sul ravvedimento operoso, mentre l’imposta e gli interessi restano a carico del contribuente;

- se la rettifica riguarda sia errori che comportano l’apposizione di un visto infedele, sia errori che non comportano l’apposizione di un visto infedele, la responsabilità è limitata al pagamento dell’importo corrispondente alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente in relazione all’errore che configura il visto infedele.

Allegati

Guida al visto di conformità

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